PIEVE TESINO

PER VIA

16   /   06   /   2010

Un Museo che ricostruisce la storia di quella zona al confine con il Veneto in cui, a partire dalla metà del Seicento e fino alla conclusione della Seconda guerra mondiale, l’ambulantato ha costituito una componente essenziale dell’economia.

 

Casa Buffa Giacantoni  è situata nel centro storico di Pieve Tesino, è stata abitata da venditori di stampe per generazioni. I Buffa tennero bottega di stampe a Coblenza, e furono in stretta relazione con i principali negozianti tesini sparsi per l’Europa, ma vollero ad un certo punto tornare a Pieve, dove si trasferirono in questo edificio.  L’edificio ha cessato di essere abitata negli anni Sessanta del ‘900 e costituisce un prezioso documento della storia sociale tesina.

I due piani del museo, posti sotto l’entrata, sono dedicati proprio alla memoria di questa dimora tesina, scendendo al primo piano inferiore possiamo visitare la sala della collezione Ognibeni: una preziosa raccolta di disegni realizzati da un artista francese, rimasto sconosciuto, ospitato dalla famiglia omonima durante una visita a Pieve nel 1855. Ogni foglio è espressione di un artista ironico, abile e veloce, e traccia un racconto fatto di raffinati segni a matita che indagano volti, gesti e paesaggi. Una curiosità: la diffusione sonora dell’accompagnamento musicale all’interno di questa sala è ottenuta mediante l’uso di innovativi apparati acustici realizzati in abete sonoro della Val di Fiemme.

Proseguendo nel percorso troviamo la parte dedicata alla rievocazione della vita nella casa Buffa Giacantoni. Un’immersione in un’altra epoca resa possibile dal recupero e restauro degli oggetti originali di vita quotidiana: strumenti di lavoro domestico, arredi, una stufa in ceramica, libri, giornali. Gli oggetti presenti contribuiscono ad arricchire il percorso emozionale a ritroso nel tempo; l’utilizzo di innovative tecnologie consente di proiettare, insieme al visitatore che si aggira fra le stanze di casa, le immagini dei suoi abitanti, che rivivono la storia e vicissitudini di un popolo in viaggio.

Negli spazi dell’ultimo piano del Museo, corrispondenti in parte alla vecchia stalla, vengono proposte diverse installazioni multimediali, come ad esempio la sezione dell’intera casa corredata da un’animazione che dimostra l’uso dedicato ai vari spazi, quando erano abitati. Nella vecchia “stube” sono inoltre fornite informazioni sul territorio Tesino di oggi e ne vengono brevemente presentate le realtà più significative.

LUSERNA

WERK LUSERN

16   /   06   /   2008

Forte Luserna sorge sull'altura di Cima Campo a quota 1549 m.s.m., poco a monte del paese omonimo. Per la sua realizzazione, alla fine dell'anno 1904, l'Imperiale Regio Ministero della guerra acquistò un ampio terreno che per la sua posizione dominava Vezzena e tanta parte dei territori più orientali dell'altipiano. Con un'autorizzazione alla costruzione del 31 gennaio 1905, sotto la direzione del capitano Lacom, il 15 luglio 1908 iniziò la realizzazione di un'opera che per le sue caratteristiche poteva definirsi uno dei prodigi della tecnica militare dell'epoca. Il forte si componeva di un'opera principale, che assieme a Forte Verle doveva controllare la testata della Val d'Assa, e due avamposti: Viaz (con Cupola Corazzata Fissa, a 1507 m.s.m.), ad est, con funzione di monitoraggio su Malga Campo e la Val Torra, e Oberwiesen (Batteria con Postazione per il Combattimento di Fanteria Sotto Corazzata Fissa, a quota 1517 m .s.m .), ad ovest, da dove si aveva controllo della Val d'Astico; le tre opere erano in collegamento tra loro attraverso gallerie della lunghezza di diverse centinaia di metri e camminamenti controllati da posti di guardia.

Negli ultimi anni, grazie agli interventi del Comune di Luserna e dell'Agenzia del Lavoro della Provincia Autonoma di Trento, è iniziato un progetto di valorizzazione e recupero dell'ex fortezza austroungarica. Dal 1990 vi sono stati significativi interventi di rimozione di detriti dagli avamposti Viaz e Oberwiesen, che ora sono visitabili anche in alcuni loro locali interni, la ripulitura dei profondi fossati del caposaldo, con il consolidamento di alcune strutture portanti e di alcuni solai, il ripristino del monumento ai caduti costruito nel 1916, la ripulitura di tratti di trincee e la riapertura dei 210 metri di galleria tra gli avamposti. Ora Forte Luserna, dopo molti anni, con la sua mole mostra nuovamente la grandezza che l'ingegneria militare asburgica volle dargli.

SCURELLE

CASA DELLA CULTURA

16   /   06   /   2009

L’amministrazione comunale di Scurelle contava su un recupero e riqualificazione dei volumi disponibili al fine di mettere a disposizione della popolazione spazi utili per associazioni (associazione nazionale alpini, coro, banda, sala adibita un possibile punto di lettura e un museo della tecnologia e della manifattura che renda testimonianza dello sviluppo industriale delle nostre zone tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. Lavorazione della carta, lavorazione dei tessuti, filande, lavorazione del ferro, macinatura dei cereali sono tutte
attività nate grazie all’apporto energetico dato dalla roggia. Il percorso dell’acqua come filo conduttore di una raccolta museale permanente unica in tutta la Valsugana. Essa potrebbe far parte di un più ampio progetto per la creazione di una fondazione permanente con funzione di eco museo che si occupi dello studio, conservazione e valorizzazione della memoria collettiva delle comunità e del suo territorio. Dopo tale premessa, alla luce dell’esame storico orfologico unito alle istanze manifestate dalla committenza si è proceduto alle seguenti scelte progettuali. In primo luogo si è voluto “riconoscere” ed “isolare” il corpo principale della manifattura in modo tale “da tendere alla conservazione degli elementi supersiti dell’impianto matrice e delle e caratteristiche tecnologiche costruttive originarie” in armonia con gli auspici dell’art. 31 (interventi con vincolo tipologico) del P.T.G.I.S.. Viene perciò liberato il volume originario del fabbricato attraverso la demolizione della struttura ovest a sheds. La scelta di far risaltare e conservare tutto il corpo originario destinato alla manifattura, ispira anche la scelta di demolire il corpo, individuato come superfetazione, realizzato verso nord, che attualmente dilata in modo eccessivo il volume verso monte.
La saturazione dello spazio lasciato dalla superfetazione nord è destinato ad ospitare tutto il nuovo volume architettonico che funge da accesso e distribuzione al corpo principale. La scelta di un volume semplice e puro denuncia l’utilizzo di un linguaggio contemporaneo che volutamente si oppone all’esistente mettendo in tensione l’insieme. Non si cerca quindi una relazione forzata, tra elementi diversi ma invece si oppone la personalità del nuovo alla integra
compiutezza delle forma esistente. Il nuovo corpo è in ogni modo assai defilato rispetto alla visione principale e si dispone parallelo
all’esistente, aderente alla parete del piano terreno e nettamente staccato al piano primo in modo da non entrare in collisione con il tetto a falde dell’esistente. L’accesso principale degli utenti avviene dalla stradina ad ovest che “attira” le persone allontanandole dal fronte strada sud e le conduce sotto l’incombente solido sospeso dove, arretrato è collocato il foyer che distribuisce agli spazi del piano terra. Qui trovano posto la reception - biglietteria e un blocco servizi igienici che introducono all’interno del volume principale
e quindi allo spazio museale vero e proprio. Il volume interno, da recuperare, è formato da due livelli e viene diviso da una nuova maglia strutturale regolare di pilastri che reggono il solaio e le capriate del tetto rafforzando il carattere proto industriale dell’edificio. Il piano terra risulta essere una grande contenitore tripartito che ospita al centro il vano scala e ascensore e agli estremi un percorso espositivo che descrive e testimonia, anche attraverso alcuni parti di macchinari presenti e da recuperare, la storia della tecnologia industriale di Scurelle e della Valsugana. Il nuovo corpo nord è un grande parallelepipedo che sporge decisamente dal filo ovest della facciata esistente e segna in modo evidente l’accesso principale alla struttura. Il piano primo viene occupato nel settore ovest da cinque sale per associazioni ed in quello est da una sala conferenze con 96 posti. Il modulo centrale è occupato all’ascensore per lo sbarrieramento dell’edificio e la scala di collegamento in acciaio. Il piano primo del nuovo volume nord è raggiungibile anche con una scalinata di collegamento esterna che si diparte in prossimità del foyer a piano terra e funge da entrata indipendente per il piano primo. Questo accesso è stato creato per rendere utilizzabile la struttura in modo flessibile cosicché si possano utilizzare in modo indipendente il piano terreno destinato a museo, ed il piano primo destinato alle associazioni. Il piano superiore, recuperato nella sua integrità, avrà tutte le capriate e la copertura in legno a vista con opportuni rivestimenti per il controllo dell’acustica e sistemi di oscuramento. Il nuovo volume realizzato a nord viene rivestito in doghe di alluminio con copertura monofalda in lamiera rheinzink. Il volume da recuperare viene riproposto senza che vi siano stravolgimenti attraverso la riproposizione dei materiali esistenti (intonaco grezzo in malta di calce, serramenti in legno, manto di copertura in tegole di cotto). 

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